28/04/2014
Oltre trecento nidi in famiglia a rischio chiusura, una proposta di legge per salvarli

VENEZIA – Una proposta di legge per evitare la chiusura dei nidi in famiglia veneti. È stata l’oggetto dell’incontro avvenuto questa mattina nella sede di Venezia del Dipartimento Servizi Sociosanitari e Sociali della Regione Veneto a cui ha partecipato la senatrice della Lega Nord Patrizia Bisinella.

Attualmente sono 313 i nidi in famiglia funzionanti a livello regionale, vedono impiegati nella maggior parte collaboratori educativi inquadrati con partita iva e poi soci di cooperative o associazioni. Il progetto è stato avviato nel 2008, nel 2009 le realtà funzionanti erano 165 ed oggi il numero è quasi raddoppiato, seguendo complessivamente 1.878 bambini.

 

Queste realtà oggi sono a rischio chiusura fondamentalmente per criticità relative all’inquadramento ed al trattamento economico dei collaboratori educativi. Stando ai calcoli effettuati dagli uffici regionali in base alle indicazioni giunte dalle stesse strutture, con una presenza di 4 bambini, numero minimo l’avvio di un nido in famiglia (6 è invece il numero massimo di iscritti), queste figure percepiscono dai 721 agli 828 euro al mese, con una retribuzione che varia dai 3,28 ai 3,76 euro all’ora a seconda degli inquadramenti, lavorando mediamente 8 ore al giorno e mettendo a disposizione la propria casa per il servizio.

 

La proposta di legge elaborata dagli uffici regionali punta ad agevolare dal punto di vista fiscale i collaboratori educativi e a fare in modo che il modello veneto dei nidi in famiglia, dimostratosi particolarmente efficiente dal punto di vista del servizio offerto, possa essere esportato a livello nazionale. «L’elaborazione di una legge che agevoli le figure che operano in questo settore è l’unico modo per cercare di garantirne la sopravvivenza – afferma la senatrice di Castelfranco Veneto Patrizia Bisinella – La proposta elaborata dagli uffici regionali sulla base delle indicazioni fornite dagli stessi operatori coinvolti è un buon punto di partenza. Mi fa piacere che la proposta sia condivisa trasversalmente dai colleghi, insieme a loro mi occuperò di seguirne l’iter in Senato per giungere quanto prima ad un documento che possa venire incontro alle legittime richieste dei lavoratori che hanno deciso di intraprendere questa strada fornendo un servizio importante di supporto a tante famiglie».