09/10/2014
«Il Jobs Act è un bluff: presa in giro per disoccupati e Pmi venete»

TREVISO – «Il Jobs Act ieri all’esame del Senato non serve né ai disoccupati, né tantomeno alle piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del sistema economico veneto». Lo ha sottolineato la senatrice della Lega Nord Patrizia Bisinella intervenendo in aula.

«Quello sull’articolo 18 è un falso problema – afferma la parlamentare trevigiana -. In realtà, si tratta di un provvedimento che riguarda ben poche aziende nel nostro Paese, cioè solo le grandi imprese per cui si applica. In Veneto l’articolo 18 riguarda soltanto circa il 2 per cento delle imprese, perché il tessuto produttivo è fatto da artigiani, commercianti e piccoli imprenditori. Dell’articolo 18 loro non se ne fanno nulla e lo stesso vale per i disoccupati che un lavoro non ce l’hanno».

Secondo Bisinella non si è parlato abbastanza, invece, dell’abrogazione della detrazione per il coniuge a carico. «Alle stesse categorie cui Renzi ha promesso gli 80 euro si tolgono le detrazioni per il coniuge a carico, che valgono ben 700-800 euro all’anno, 65 euro al mese – dice ancora -. Nel testo iniziale era prevista espressamente l’abrogazione; poi si è capito che era stata fatta una grandissima cavolata – per non dire altro – e il testo è stato cambiato. Ora si utilizza un fumoso ed ambiguo termine: “armonizzazione del regime delle detrazioni”; peccato però poi che l’abrogazione vera e tout court delle detrazioni per il coniuge a carico sia rientrata dalla finestra nel Def, perché il Def parla proprio di abrogazione».

Le aziende falliscono per mancanza di liquidità e ne avranno ancora meno col Tfr in busta paga. «Confartigianato Marca Trevigiana ha sottolineato come, a Treviso in particolare, ci sarebbe da parte delle imprese con meno di 50 dipendenti, il 97% del totale, un esborso pari a 338 milioni di euro – rileva – comportando una notevole diminuzione della liquidità con ricadute sulla capacità contrattuale con le banche, impendendo ulteriormente gli investimenti. Per le imprese quella somma è molto difficile da tradurre e liberare in termini di liquidità, perché su di essa hanno investito, non ne hanno disponibilità. Tenendo anche conto che non possono accedere al credito degli istituti bancari, si creerà un circolo vizioso pericolosissimo. In più il Tfr è salario dei lavoratori, costituisce una base di sicurezza alla fine dell’impiego: non vorrà mica Renzi prelevarlo per poi tassarlo, andando a grattare il fondo del risparmio delle famiglie?».